...UN PO' PER CELIA, UN PO' PER NON MORIR...OVVERO CANTA CHE TI PASSA

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Insegnante di Educazione Musicale nella scuola media, in ruolo ormai da quindici anni, mi trovo a raccontare una storia stravagante, sconosciuta ai più e, per apprezzare maggiormente la follia di questa storia, è bene sapere quanto segue: per entrare in ruolo tramite concorso nella classe di Educazione Musicale bisogna possedere un diploma di Conservatorio. Ma, la voce "Diploma di Conservatorio", intesa come titolo di studio, compare raramente quando si compilano cartacce burocratiche come stati di servizi o, domande di trasferimento e, non da ultimo, l'iscrizione al fantomatico "concorsone". Nei sopra citati questionari atti a monitorare una situazione professionale viene richiesto di tutto: laurea, conseguimento di specializzazioni, anni lavorativi in zone a rischio, vedovanze, condizione di orfani di guerra [?], ma il famoso diploma di Conservatorio è spesso dimenticato. Mi sorge immediatamente una domanda: come ho fatto ad avere una laurea di ruolo se quando me ne chiedono l'origine non ne esiste il titolo? La beffa non termina qui perché il diploma di Conservatorio non è riconosciuto neppure come una laurea, quindi, non vige nessuna possibilità di riscatto del titolo ai fini pensionistici e nessuna possibilità di accedere ai concorsi per Presidi. Dopo il diploma in strumento ho conseguito il diploma in didattica della musica: si tratta di uno dei rari corsi (un tempo triennale e ora quadriennale) pensati proprio per quelle persone che, con spirito suicida, vogliano dedicarsi all'insegnamento invece che alla musica in senso artistico. Quante facoltà universitarie prevedono corsi del genere? E' solo da pochissimi anni che, in alcuni piani di studio, vengono inseriti esami o indirizzi didattici: noi musicisti "ignoranti" abbiamo da decenni questa opportunità, ma anche questa volta il pezzo di carta in più non è contemplato da nessuno. Il mio bel diploma di didattica della musica, conseguito peraltro con un buon punteggio, giace indisturbato tra altri innumerevoli attestati e diplomi; a nessuno interesserà mai la valutazione .finale o il fatto che oltre a saper fare musica, ho imparato anche a insegnarla e, credo presuntuosamente, a farla amare. Che dire poi del tipo di esame per il Concorso? Oltre alla prova scritta e a quella orale, i futuri insegnan ti di musica devono superare una prova pratica dove si valutano le capacità di insegnamento: al laureato in matematica che si presenta al concorso per il ruolo viene richiesta una prova pratica con un manipolo di studenti recalcitranti cui spiegare in venti minuti il parallelepipedo? Agli insegnanti di educazione musicale sì : essi vengono blindati in una stanza per tre ore con un brano corale da studiare e da insegnare poi a un gruppetto di malcapitati dodicenni presi in ostaggio nella scuola dove si svolge l'esame. La commissione valuterà le abilità didattiche del candidato (e per fortuna non i risultati estetici!). Ma se uno sta facendo un corso per insegnare e lo sa già fare (vedi prova pratica) perché deve affrontare un concorso? Non è un po' un gatto che si morde la coda? Non finisce qui: qualsiasi sia lo strumento in cui ti sei diplomato devi eseguire al pianoforte un "facile" brano a quattro voci, come se il laureato in matematica (sempre lui) dovesse dar prova di conoscere a memoria dieci canti d ell'inferno di Dante. Ha senso tutto questo? Nelle incongruenze della Scuola italiana e dei Concorsi queste pillole di informazione fanno sorridere, ma anche riflettere.