Per il resto del mondo sono gli unti del Signore. Un posto di lavoro sicuro, tre mesi di vacanza, i pomeriggi liberi e niente capi nervosi a cui dover render conto. Un paradiso. La realtà è un'altra: gli insegnanti, su quella cattedra, lezione dopo lezione, si giocano il sistema nervoso. Ci mettono un po' di tempo, è vero, a consumarsi i neuroni ma in genere vent'anni bastano anche ai più resistenti. Questo almeno sostengono gli studi di medicina del lavoro a cui, oggi, il liceo scientifico Darwin di Rivoli dedica il convegno «Riconoscere e affrontare il disagio mentale professionale degli insegnanti». Un incontro organizzato dalle scuole di Rivoli, vicino ai Torino, dopo la decisione, dell'Asl 5, di multare i dirigenti di quattro istituti della zona, colpevoli di aver sottovalutato il rischio che i loro docenti non reggessero allo stress. Una novità.
Prima o poi crollano
Che i prof siano una categoria a rischio «esplosione», invece, si
sa da tempo. Già nel 1979 una ricerca condotta dalla Cisl Scuola sugli
insegnanti del Milanese, dimostrava che il trenta per cento di loro faceva uso
di psicofarmaci. «Sono passati quasi trent'anni ma degli insegnanti che
“scoppiano” le istituzioni continuano a non occuparsi come dovrebbero».
Per Vittorio Lodolo D'Oria, medico della commissione per l'inabilità
al lavoro della città di Milano, quella dei prof stressati è quasi
una crociata. Ci ha dedicato un'infinità di studi e un libro, «Scuola
di follia». Tocca a lui, oggi, spiegare ai dirigenti scolastici di Rivoli
perché insegnare logora e, soprattutto, come si possa riconoscere le
avvisaglie dell'esplosione.
La cattedra logora
«Il termine che usiamo per queste sindromi è burnout, esaurimento.
Capita a chi svolge le cosiddette “helping profession”, mestieri
che ti portano a contatto con i problemi degli altri: psicologi, preti, medici
per esempio. Anche gli insegnanti rientrano in questa categoria. Anzi, sono
più esposti allo stress degli altri». Numeri alla mano, docenti
e professori in genere ne soffrono due volte più degli impiegati e tre
volte più degli operai. Questo per un complicato insieme di fattori.
«Il primo problema è la famiglia - spiega Lodolo D'Oria -. Una
volta esisteva un asse di autorità fatto di genitori e insegnanti: oggi
invece mamma e papà stanno dalla parte del bambino». E poi sono
cambiati gli studenti. «Hanno più strumenti di una volta per mettere
in discussione gli insegnanti: Internet e televisione in testa. Senza dimenticare
la globalizzazione: nelle scuole italiane studiano allievi di oltre centotrenta
nazionalità diverse. Non è facile trattare con una classe multietnica».
Ma c'è di più. «Gli insegnanti di oggi sono gli ex sessantottini:
hanno fatto le barricate e adesso si trovano loro dalla parte dell'autorità
».
La situazione peggiora
Insomma, prima o poi l'insegnante (medie, licei o elementari, non fa differenza)
scoppia. E' soltanto una questione di tempo, poi comincia con gli sbalzi di
disturbi dell'umore, l'ansia, la depressione, e chi più ne ha più
ne metta. «E' una questione di “usura da professione” - conclude
Lodolo -.Eda quando non ci sono più le baby pensioni la situazione è
peggiorata ». Insomma, la cattedra logora, altro che paradiso.
FEDERICA FURINO da La Stampa 3 gennaio 2007