Darwin salverà la scuola

di Marcello Cini



Come può la scuola pubblica adempiere al ruolo fondamentale di formazione dei futuri cittadini che la Costituzione le assegna, in presenza di queste trasformazioni epocali del tessuto sociale? Sarebbe presuntuoso da parte mia pretendere di dare risposte a questo interrogativo suggerendo formule inventate a tavolino. Posso soltanto offrire qualche considerazione che potrebbe offrire lo spunto per approfondire la questione.
La prima riguarda l’introduzione del pensiero evoluzionista come base della nuova cultura del XXI secolo. Abbiamo visto che questo pensiero rappresenta un nuovo modo di percepire e comprendere il divenire di tutto ciò che esiste. È, per così dire, il trionfo di Darwin su Laplace. Dall’evoluzione dell’universo all’evoluzione della vita sulla terra; dall’evoluzione dell’uomo e della sua mente all’evoluzione delle società e delle loro istituzioni; dall’evoluzione della mappe cerebrali all’evoluzione del sistema immunitario, ci troviamo infatti sempre di fronte all`alternanza tra caso e necessità, tra differenziazione e selezione. Questo significa che conoscenza scientifica e conoscenza storica non sono più due forme fondamentalmente diverse di spiegazione del mondo fra loro incompatibili.
Un cambiamento «paradigmatico» come questo getta dunque un formidabile ponte culturale tra le scienze «dure» e le discipline storiche e fornisce le basi per una didattica capace di proporre analogie profonde tra campi diversi del sapere, alleggerita dal compito di accumulare masse di nozioni, liberata dall’ossessione di dover coprire tutto lo scibile, aperta a offrire agli allievi una molteplicità di opzioni tra periodi storici da approfondire o settori disciplinari delle scienze da analizzare in maggior dettaglio, lasciandoli liberi di scegliere a seconda dei loro gusti e dei loro interessi.
Questo cambiamento apre anche la strada per una socializzazione del sapere scientifico di vasta portata. La ragione principale infatti che rende la cultura scientifica così ostica alla stragrande maggioranza delle persone non sta tanto nell’astrattezza dei suoi concetti o nel rigore formale delle sue deduzioni, quanto nella sua estraneità rispetto alle cose ritenute importanti nella vita di ognuno. È dunque l’immagine tradizionale di una scienza che ha per scopo di ridurre la complessità della vita e, in particolare della mente e dell’animo umano, a interazioni elementari fra atomi o molecole, che respinge istintivamente la maggior parte delle persone.
Questa immagine erige una barriera di diffidenza nei confronti di un sapere giudicato astruso e incapace di aiutare l’uomo a cavarsela nelle contingenze della sua esistenza, fino a generare diffidenza o addirittura paura per le conseguenze imprevedibili che la sua marcia non controllata da vincoli etici e sociali può determinare sul futuro dell’umanità. Ci troviamo dunque di fronte al paradosso di una società che sempre più affida la propria dinamica di sviluppo e la stessa propria sopravvivenza alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica e al tempo stesso è incapace di trasmettere ai propri figli attraverso la scuola un sistema di valori che giustifichi socialmente ed eticamente questa attività.




L’opinione

Marcello Cini