Avventure del nostro tempo

di Maurizio Del Grippo

Nell'approssimarsi della barbarie del capitalismo globalizzato ove l'unico orizzonte è quello della tecnica come dominio e della merce come semplificazione dei rapporti umani, l'immediato pensiero è alla reazione violenta nichilistica senza sbocchi, alla violenza complessiva che l'esistenza individuale deve subire.

L'orizzonte politico - giuridico come luogo della mediazione sembra ridursi ad un filo sottile suscettibile di svanire dietro il velo della chiacchiera giornalistica in realtà mascherando l'abuso quotidiano nell'interesse singolo e di gruppo ove sembra perdere senso anche il semplice discorso di cittadinanza versione povera di quello di equità ed eguaglianza (l'unico possibile per una sinistra espropriata di qualsiasi disponibilità alla rivendicazione sociale).

La politica diventa automaticamente economia, l'unica forma di sindacalismo (non mimetizzato) è quello alternativo - conservatore e insieme utopico alla ricerca di un non luogo in cui collocarsi, pur nella vitalistica rete di rapporti complessi che la società civile è diventata e senza venir travolti dall'angelo della storia e del progresso e divenir cumulo di macerie inconsistenti mascherate dal valore di testimonianza che pur la civiltà delle immagini gli attribuisce.

Il tessere nella ragnatela, il lavoro come servizio nella dialettica servo - padrone è l'unica forma di esistenza e di forza, è il contropotere dell'intelletto generale e complesso del lavoro non materiale, la reazione alla violenza forte più di uno sciopero generale (Sorel viveva altri tempi) , è lo spessore psichico di un'esistenza che convive con la tecnica senza esserne del tutto dominata, in un orizzonte di libertà impensabile per l'uomo aziendalizzato che tuttavia ottiene dei passi di fluidità altrimenti inutilizzabili e insopprimibili che gli consentono a tratti di realizzare l'utopia dell'altro uomo che il progetto moderno di ingegneria antropica sognava senza averlo mai realizzato.

Ma ciò presuppone uno spessore di autonomia intellettuale ed etica che oggi sembra impossibile, ma chissà se in futuro nel crogiuolo dei microeventi della civiltà postmoderna, non possa timidamente nascere e vivere senza essere mortificato.

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