Un`evoluzione colta dal dubbio
L`evoluzionismo è diventato il terreno di conflitto tra
una cultura oscurantista che vorrebbe cancellarlo
dall`insegnamento nelle scuole e una cultura aperta al dubbio
e all`invenzione. Pubblichiamo la relazione che l`autore,
docente di genetica all`Università di Firenze, terrà oggi a un
convegno romano «Dalla parte di Darwin»
MARCELLO
BUIATTI
Isegnali premonitori della crisi di una civiltà
sono molti. Fra i più inequivocabili l`allentamento dei
rapporti interindividuali, la perdita del senso della
collettività, della memoria della storia e delle culture. Ma
forse più sintomatici di tutti sono la frammentazione ed il
crollo del pensiero individuale e collettivo inteso come
elaborazione di idee e concetti derivanti dal patrimonio
culturale in cambiamento permanente. Prevalgono, nelle crisi,
i dogmi, le favole, le magie, e quindi i leader, le bandiere,
i proclami. La frammentazione impedisce di ricordarsi del
passato e quindi della storia, il che a sua volta annulla il
futuro. Si vive nel presente, un presente sradicato,
individuale e quindi dolorosamente povero. Tutti questi
segnali sono presenti nelle nostre società occidentali e in
particolare in Italia, in cui alla crisi «mentale» e sociale
si unisce quella economica in una dialettica in cui è
difficile distinguere causa ed effetto. Una società che si
fonda sempre di più su un lavoro a basso contenuto di
conoscenza, precario, senza localizzazione e quindi senza
apprendimento, comunicazione, aggregazione. Una società che
non può non dare prodotti anch`essi a basso contenuto di
conoscenza e quindi scadenti, perdenti nella competizione. Al
declino mentale si unisce quello economico con prodotti a
basso costi e bassa qualità. Ad una società come questa non
servono teste pensanti, cultura, invenzione, non servono cioè
gli strumenti peculiari che differenziano la strategia di
adattamento della nostra specie da quelle degli altri animali.
Anzi, le teste pensanti, che si ricordano della storia,
conoscono il presente, progettano il futuro, sono un pericolo
serio. Ecco perché questa società somministra slogan e non
concetti, oppure addirittura favole, come ha suggerito lo
stesso ministro Moratti adducendo come motivo la incapacità
degli alunni di capire altro che fole.
Le parole
inutili
Ecco perché siamo affogati dalle parole
simbolo, senza significato materiale, per le quali ci
schieriamo in fazioni, senza entrare nel merito. Alcune di
queste parole come «Ogm», «clonazione», «gene», «genoma»
vengono dalla scienza, altre, come «flessibilità»,
«riformismo», «sviluppo», «Pil», dalla società in generale,
dalla economia , dalla politica. Lo stesso termine «scienza»
viene confuso con «verità», «magia» , «tecnologia» ,
«sperimentazione». Ci si schiera pro o contro anche su questa
«scienza» indefinita, che per alcuni è l`unica ancora di
salvezza, per altri la ragione di tutti i mali, per altri
ancora un inutile giochino.
Ai diversi significati
della parola corrispondono, una immagine diversa degli
operatori di questa. Pochi ormai si chiedono veramente cosa si
intenda per ricerca, chi siano e cosa facciano gli
«scienziati», come si svolga il processo della acquisizione
della conoscenza. E` in questo quadro di attacco al pensiero,
che si colloca la eliminazione dalla scuola dello studio non
di Darwin ma della evoluzione, che per questo assume valore di
simbolo e di esemplificazione di quanto succede in questo
disgraziato paese. E` perfino in questo caso si tenta la
costruzione di schieramenti pro o contro «Darwin», anche lui,
senza alcuna colpa assurto a parola simbolo della sempre
generica «scienza».
E` in questo quadro si colloca un
convegno nazionale dal titolo provocatorio «Dalla parte di
Darwin», organizzato da Legambiente con l`intenzione di
lanciare la discussione non solo su Darwin ma in genere sul
significato della abolizione, con l` evoluzione, di almeno una
parte degli strumenti conoscitivi che derivano dal pensiero
scientifico.
Nel convegno verrà presentato e discusso
dagli autori un volume a più mani che si vorrebbe innesco di
un dibattito che ancora langue (Dalla parte di Darwin, edito
da Legambiente). Non a caso la «provocazione» parte, come
sottolinea il coordinatore della iniziativa, Vittorio
Cogliati, da quell`ambientalismo che è stato più volte
accusato di essere oscurantista ed antiscientifico e che
invece da sempre, anche se con ben poco lodevoli eccezioni ,
chiama ad una discussione concreta proprio sul pensiero
scientifico. Certo, come affermano Cogliati e Vincenzo Terreni
nel volume, l`attacco all`insegnamento delle scienze nella
scuola non è di ora né si limita alla abolizione della
evoluzione. Come hanno spesso fatto notare anche se con scarso
successo, le associazioni degli insegnanti di materie
scientifiche, l`insegnamento in questo campo è stato sempre
limitato in termini di tempo disponibile e povero di
contenuti, spesso solo descrittivi, nozionistici e vecchi di
decenni rispetto alla scienza attuale. Tuttavia lo studio
della evoluzione ha uno statuto epistemologico tale renderlo
oggetto più di altro, di discussione permanente per le sue
implicazioni in termini di approccio e metodo scientifico e
per i riflessi sulla concezione delle origini, natura e storia
della vita umana, individuale e sociale.
L`evoluzione
si occupa infatti della narrazione della vita dei rapporti fra
essa e l`ambiente, fra le specie, le popolazioni , gli
individui. Dato che noi siamo vivi questa riflessione è di
fatto rivolta a noi stessi, al nostro rapporto con la natura e
con gli altri esseri umani. E dei nostri comportamenti
individuali e collettivi la scienza , i suoi metodi ed i suoi
dati sono elemento fondante. Si badi bene: tutto questo va
molto al di là del dibattito fra creazionismo ed
evoluzionismo, comunque non risolvibile in quanto confronta
due posizioni non paragonabili, una data per atto di fede e
non discutibile, la seconda frutto di una scienza in continuo
cambiamento e basata su dati materiali.
Una cultura
oscurantista
Del resto non vi è dubbio che la radice
vera dell`atto sconsiderato della ministra Letizia Moratti non
va cercata in un tentativo di ritorno al creazionismo ma nella
mutazione globale in corso nella concezione stessa della
cultura nel nostro paese, anch`essa oscurantista ma davvero
non per fede. Infatti la chiesa cattolica da molto tempo ha
abbandonato le posizioni antievoluzioniste, anche se considera
il cambiamento degli esseri viventi nel tempo come un
«muoversi verso» (Galleni) l`uomo prima, la nuova venuta del
Cristo poi. Non è nemmeno della chiesa la responsabilità del
convegno organizzato a Milano, quasi in concomitanza con la
modificazione dei programmi, da una frangia della estrema
destra. Ben diversa è la situazione negli Usa di Bush seconda
versione, percorsi da una ventata oscurantista e reazionaria
che è poi quella che lo ha fatto vincere, come testimonia la
introduzione, nelle scuole di molti stati , della «teoria»
creazionista con pari dignità di quelle
evoluzioniste.
Le ragioni delle diffidenze ministeriali
verso le discipline evolutive vanno anche oltre l`ostentato
disprezzo verso docenti e ricercatori impegnati in quella
scienza che non è direttamente brevettabile e vendibile da
parte delle «imprese» (altra parola-simbolo). Sono invece
consciamente o no direttamente collegate con la ricchezza del
pensiero evoluzionistico discusso con rigore da Marcello Cini
nel volume che sarà presentato durante il
convegno.
L`evoluzionismo è per antonomasia parte
centrale e insieme sintetica delle scienze della vita e Darwin
nell`approccio e anche nei comportamenti ci offre un modello
di scienza che confligge con quello propagandato dalla
divulgazione dominante e dagli stessi testi scolastici. La
scienza corrente è infatti scienza delle certezze e chi vi
opera purtroppo si presenta spesso privo di dubbi sulla natura
assoluta della sua verità e sulla capacità di predire senza
errore le dinamiche della vita. Questa scienza non prevede
limite in quanto considera i viventi equivalenti a macchine
assemblabili o smembrabili a volontà con effetti prevedibili.
Ciò deriva dai successi del metodo riduzionista di
semplificazione dello studio del tutto attraverso lo studio
delle parti, a cui si devono gran parte della scienza
contemporanea, che però è stato trasformato in una ideologia
per la quale gli esseri viventi non vengono semplificati per
studiarli meglio ma sono realmente semplici, simili a computer
che si auto-costruiscono sulla base di un progetto unico per
ogni individuo, non modificabile dalle storie di vita. Per
cui, essendo i computer fatti di pezzi indipendenti ed
assemblati, possono essere modificati a volontà alterando
elementi del programma con risultati del tutto prevedibili e
quindi magari vendibili senza tema di «effetti
collaterali».
Ebbene, Darwin, lungi dall`essere pieno
di certezze era persona modesta, disposta a cambiare le
proprie opinioni e restia a schierarsi con una o l`altra
verità assoluta. Ci dice nella autobiografia: «Nel complesso
non ho dubbi sul fatto che il mio lavoro è stato continuamente
sopravvalutato.... Ho una decente capacità di invenzione e di
buon senso comune come un qualsiasi avvocato o medico di
discreto successo ma non più di questo. Per quanto posso
giudicarmi ... sono sempre riuscito a mantenere la mia mente
libera in modo da poter abbandonare qualsiasi ipotesi per
quanto amata... Non mi ricordo di aver formulato mai una
ipotesi che io poi non abbia abbandonata o profondamente
modificata». Questo atteggiamento mentale, la straordinaria
capacità di osservazione, il rispetto profondo della diversità
e del suo valore adattativo hanno fatto sì che Darwin, oltre
ad essere disposto a cambiare idea, aveva chiaro che ogni
processo vitale ha molte cause e molte facce che tutte reali
anche se apparentemente contrastanti.
In questo, Darwin
era molto diverso dalla immagine che ne esce dai nostri libri
di scuola. Intanto, a differenza dei neo-darwinisti della
«sintesi moderna» era un po` lamarckiano nel senso che non
escludeva la azione di modificazione del programma degli
esseri viventi da parte dell`ambiente ma anzi pensava anche ad
un effetto diretto dell`ambiente sulla eredità: «Il
cambiamento di abitudini produce un effetto ereditario, come
quelli relativi al periodo della fioritura nelle piante che
sono state trasportate da un clima ad un altro. Negli animali
il maggior uso delle parti ha una influenza ancora maggiore».
E in un altro passo: «Considerazioni come queste mi inducono
ad attribuire minor peso alla azione diretta delle condizioni
ambientali che ad una tendenza a cambiare, dovuta a cause che
ignoriamo completamente». Mentre il Darwin dell`immaginario
collettivo è determinista (tale il gene tale il carattere),
quello vero no perché attribuisce all`ambiente non solo la
funzione di filtro selettivo ma anche quella di causa di
cambiamenti rilevanti durante vite non programmate in
partenza. Non solo, ma Darwin implicitamente rifiuta
l`assimilazione degli esseri viventi a macchine quando
introduce il concetto di «variazione correlata» fra le parti,
che ne indica la interdipendenza dinamica. Per cui «per usare
l`espressione di Goethe, `per largheggiare da una parte la
natura è costretta ad economizzare dall`altra`». Siamo quindi,
in sintesi, noi esseri viventi, per dirla con linguaggio
contemporaneo, sistemi fatti a rete di componenti collegati,
in continuo cambiamento sotto la azione di modificazioni
interne e di risposta adattativi all`esterno. Va sottolineato
che multiversità, storicità, plasticità della natura erano
vive in Darwin e lo sono di nuovo , prepotentemente, nella
biologia contemporanea dopo essere state «rimosse», dalla
biologia moderna, quella che passa dal neodarwinismo più
rigido e dal «Dogma centrale della Genetica molecolare» di
Francis Crick che ha codificato la versione «computer» dei
sistemi viventi. Quest`ultima è tuttavia ancora l`immagine
della vita e quindi di noi stessi che dà, evoluzione o no, la
nostra scuola e anche in parte la nostra
università.
Consumare per vendere
Per il vero
questa immagine è estranea, come dimostra Marcello Sala,
all`innato senso della vita, quella vera, che hanno i ragazzi,
che però, in mancanza di una impostazione pedagogica
innovativa, discussa da Fornasa, e di un adeguamento della
scienza insegnata alla scienza contemporanea, vengono
gradatamente omologati al processo di alienazione in corso.
Perdono così parte almeno della gioia che portano
istintivamente la diversità, il cambiamento vitale del proprio
corpo e del proprio pensiero, per adeguarsi a un mondo senza
limiti in cui le merci, come dice Cini, diventano sempre più
immateriali e talvolta, come avviene della musica o dei
pensieri, sono solo danaro sotto forma di brevetti, mentre la
tecnologia soppianta la scienza e produce beni il cui valore
fondamentale non è essere usati ma essere venduti. E` questo
processo forse, che è alla base della tentazione suicida della
nostra specie sottolineata da Giuliano Cannata, dimentica dei
processi reali di distruzione del pianeta che fa finta di non
notare, dalla più veloce estinzione della biodiversità mai
vista, al mutamento del clima, a tutti i macrofenomeni che, se
non completamente indotti sono senza dubbio accelerati dalla
perdita di coscienza della materia e della energia che
contraddistingue la nostra continua corsa senza
meta.
Essere dalla parte di Darwin, significa stare
dalla parte della scienza senza dogmi, del libero pensiero
scientifico, della razionalità basata sulla invenzione e sulla
scoperta. Sui modi per far rinascere pensiero, scienza,
ricerca e formazione, è duqnue urgente il confronto e la
discussione non solo nella comunità scientifica ma anche tra
le forze sociali e politiche, le persone di questo paese
ancora individualmente ma poco collettivamente capace di
discutere, studiare,
inventare.