Individualizzare gli interventi
tratto dalla lista didaweb politica scolastica

Mi interrogo spesso per cercare di capire se la mia interpretazione della riforma è viziata dall`essere collocata a sinistra e quindi all`opposizione rispetto a questo governo. Mi interrogo spesso perchè la cosa che mi interessadi più a livello educativo, per i miei alunni, è la capacità di valutazione (o critica, che dir si voglia) in piena e consapevole autonomia.Anche questa mattina, leggendo le valutazioni della De Natale mi sono interrogata, perchè condivido la necessità di differenziare i percorsi per i ragazzi (anche perchè è da quando sono nella scuola che è questa l`esigenza, mia personale, ma anche della scuola in cui lavoro, ma anche della scuola pubblica e democratica). Ma il problema è proprio questo: arrivare alla differenziazione, nel rispetto della diversità, ma anche nel rispetto del principio di uguaglianza e di giustizia. E qui cominciano e si fanno enormi i problemi. Come è possibile garantire l`individualizzazione? Non posso pensare che le "novità disciplinari" introdotte nell`organizzazione della scuola (più informatica, più inglese, più convivenza civile) risolvano il problema, anche perchè in realtà già nella "vecchia"scuola grande era l`attenzione a questi aspetti. Non posso pensare che sia l`insegnante tutor: già nella scuola media c`è l`insegnante coordinatore, che già per altro si lamenta della mancata collaborazione degli altri colleghi, che non hanno gli stessi strumenti e gli stessi tempi a disposizione per la singola classe (ho svolto e sto svolgendo anche questa funzione): immaginiamoci quando sarà istituzionalizzato questo ruolo diverso e diversificante. Non posso pensare che sia la diversa organizzazione oraria: meno tempo "costringerà" ancora di più i percorsi, dando sempre minor spazio a quei linguaggi e a quelle esperienze, proposte per rispondere ai diversi stili di apprendimento. Non posso pensare che sia l`intervento massiccio delle famiglie nell`individuazione del percorso per il proprio figlio: significa pensare che la scuola non abbia un progetto educativo steso rispettando le esigenze del territorio e magari non abbia le competenze per farlo.Non posso pensare che sia la possibilità di organizzare attività di apprendimento con gruppi diversi dal gruppo classe: già lo facciamo all`interno del tempo prolungato, ma anche all`interno del tempo normale cerchiamo di creare dei tempi e degli spazi che permettano questa differenziazione, scontrandoci spesso con le difficoltà organizzative, con le esigue risorse e con la frammentazione degli interventi. Non posso pensare che sia la possibilità di scegliere subito dopo la secondaria di primo grado tra il percorso dell`istruzione e quello della formazione, quando da anni come insegnanti delle medie inferiori verifichiamo quanto sia difficile essere orientati od orientarsi a tredici anni. Non posso pensare che sia il rinnovato entusiasmo degli insegnanti: rinnovato da chi e perchè, se finora siamo stati considerati gli unici non competenti a parlare di scuola, visto che non possiamo nemmeno esprimerci nei collegi, gli unici che lavorano poco e che quindi giustamente devono essere sottopagati, gli unici che devono essere "flessibili e riconvertiti" senza che vengano riconosciuti adeguatamente nemmeno i corsi o le spese di "riformazione"? Mi piacerebbe che qualcuno riuscisse a dimostrarmi che sbaglio: non sono solo una operatrice della scuola, sono anche una cittadina che paga diligentemente le tasse e non spera ma teme i condoni fiscali. Vorrei che le mie tasse producessero una buona scuola, che avesse come obiettivo privilegiato la formazione di cittadini consapevoli e responsabili ma anche di persone che sanno che cosa è il vero ben-essere. E allora chiedo anche a voi: " Che cosa allora rende buona questa riforma?"

Ines Bartoletti