La scuola della Moratti: funzionale al rampantismo neoliberista. (di Luigi Rapisarda) |
Assistiamo da qualche tempo ad una strategia d'interventi e di iniziative nella scuola il cui denominatore comune, in entrambi gli schieramenti politici, pare essere lo smantellamento della scuola pubblica e della sua qualità. Non mi pare che altra spiegazione possa darsi al fatto che in tutte le iniziative e le innovazioni, che finora non hanno fatto che sortire questi effetti, la figura del docente sia rimasta sempre ignorata, tanto da rendere quasi irreversibile il totale stato di imbalsamazione in cui è stata cacciata.
E mentre seppure attoniti, con grande energia continuiamo a batterci perché quest'opera di smantellamento non sia portata a termine e trovi invece un invasione di rotta, come un fulmine a ciel sereno il Ministro Moratti, con un dinamismo a cui non eravamo abituati, dopo le dichiarazioni di un esplicito riconoscimento della natura inequivocabilmente professionale dell'attività dei docenti, convenendo implicitamente con quanto chiediamo da tempo ossia l'istituzione dell'Ordine dei docenti, rende nota l'iniziativa di voler far scrivere un codice deontologico da una commissione i cui membri sono per buona parte esterni al mondo della scuola.
Che sia da ritenere una provocazione? Non sembra proprio per l'autorevolezza del suo presidente onorario, il Card. Ersilio Tonini.
Il fatto di mettere in campo un esponente di così alta levatura della Chiesa, lascia chiaramente intendere che oramai non è più tempo di infingimenti; si gioca a carte scoperte, affinché arrivi senza equivoci il messaggio: la scuola pubblica ha i giorni contati e il pluralismo va reinterpretato. Avanti con la scuola privata e con l'acculturazione privilegiata di chiara impronta confessionale, altro che pluralismo! E allora soprattutto quella scienza, sapienza e dottrina, peraltro. rappresentata con forte e limpida testimonianza, da S.E., di cui anch'io ho grande ammirazione, diventa funzionale a tale strategia.
Insomma,bell'idea Signora Ministro. Noi le siamo grati per aver disvelato il suo vero disegno: altro che codice deontologico quale corpo di norme di correttezza, trasparenza e tutela della dignità professionale del docente e della libertà d'insegnamento e di apprendimento, ma un codice etico- confessionale fors'anche a sfondo escatologico, che più si acconcia a dare ai docenti una nuova casacca, dopo quella di stampo impiegatizio, più corriva a valori e dogmi non certo dal panorama variegato. Noi non ci staremo.
Tuttavia, a scanso di ogni possibile fraintendimento la nostra critica più avvertita all'iniziativa, è soprattutto di natura sostanziale, prima che di metodo. Sì, perché l'idea di voler far scrivere un codice deontologico da una commissione ministeriale senza essere la diretta emanazione della categoria, non può avere alcuna legittimazione, finendo per riprodurre tutti quei comportamenti di natura verticistico -burocratica, già sperimentati e diventati triste viatico alla totale demotivazione e impoverimento culturale dell'insegnante.
Signora Moratti, a che cosa è servito quel suo pubblico riconoscimento nell'affermare la necessità di dare una ridefinizione della figura del docente, sul presupposto di una sua ineludibile connotazione professionale. se poi, anziché attivarsi con una proposta di Ordine, come ci aspettavamo, ha invece finito per consegnarsi nelle mani di quanti lavorano per l'annientamento dell'istruzione pubblica, dissimulandone le vere finalità.
Noi non abbiamo smesso di lavorare alle proposte di rivalorizzazione della scuola pubblica a cominciare dal progetto di Ordinamento professionale, che di recente Le abbiamo trasmesso.
Altrettanto doveroso e ineludibile riteniamo l'impegno di elaborare, come stiamo facendo, una proposta di codice deontologico che valga come base di confronto con le altre associazioni, affinché si arrivi ad una prima intesa comune, che possa contrapporsi con tutta la legittimazione di cui può essere permeato, fino a quando non abbiamo l'istituzione dell'Ordine, all'emanando codice ministeriale.