di Andreina Antelli
Le scuole, intese come edifici, vengono progettate, secondo me, da menti diaboliche: architetti e geometri al limite della perversione fanno di tutto affinché alunni e insegnanti soffrano il più possibile in ambienti che tutto sono fuorché confortevoli e a norma di sicurezza.
Sarebbe banale iniziare a parlare delle aule che di solito hanno una metratura lillipuziana e non tengono conto della crescita fisica dei ragazzi che assolvono l'obbligo scolastico; gli stessi micro-banchi usati in prima elementare ce li ritroviamo in terza media dove il quattordicenne medio è alto 1.80, ha il 47 di piede e aumenta i muscoli in modo inversamente proporzionale al cervello.
L'allievo più corretto ed educato non sta immobile per sei ore, a meno che non sia stato narcotizzato con il caffelatte, ed ogni movimento, anche se timido, comporta spostamenti d'aria e di arredi scolastici pari all'urgano Mitch.
Ma lo spazio per alzarsi, buttare la carta nel cestino e ritornare a posto è inesistente, non c'è corridoio tra le file dei banchi, non esiste il cosiddetto posto in fondo perché, visto l'ambiente, sei circondato da un'unica massa carnosa, qua e là si intravedono gli astucci.
Le palestre sono pavimentate con i prodotti più scivolosi, più sporchevoli, più deteriorabili che mai mente umana abbia potuto concepire, si staccano strani pannelli dal soffitto, ci piove dentro per poter permettere così anche attività di nuoto sincronizzato e canoa.
In quasi tutte le scuole il massimo si raggiunge con l'uso e abuso di vetri che, risaputamente, sono materiali adattissimi da usare dove ci sono bambini e ragazzi; il vetro ha delle caratteristiche tecniche da suicidio: tiene freddo d'inverno e caldo d'estate, per cui, oltre alla sensazione di sentirsi perennemente in un acquario, nella stagione fredda i riscaldamenti vanno a tavoletta con consumi esagerati che non risolvono comunque il problema e, con l'arrivo della primavera, l'effetto di serra tropicale è assicurato.
L'anno scorso ho visto crescere le orchidee nel cassetto della cattedra durante gli esami di terza media: c'era un clima monsonico e gli alunni, già con i pori iperdilatati per la paura, si sono squagliati in pozze mefitiche.
Io e i colleghi ci siamo organizzati alla meglio con ventilatori che sembravano più degli asciugacapelli, giravano aria bollente e spazzavano via le tesine e gli elaborati d'esame.
Allora mi è venuta l'idea di proporre al nostro beneamato Ministro di fare acquistare, oltre ai non so quanti mila computer, anche un simpatico climatizzatore, uno per scuola, forse inquinerà un po' ma potrà permetterci di lavorare serenamente in condizioni più umane.
È una richiesta esagerata, mi rendo conto, ci sono ben altri problemi nella scuola, ma io sono ottimista e credo che inizierò una raccolta di firme, quanto si può sopravvivere ancora in simili gironi danteschi?