Un anno fa dalle pagine dei nostro quadrimestrale abbiamo rilanciato al ministro De Mauro il grido accorato di Lino Miccíchè, direttore della Scuola Nazionale di Cinema, che reclamava a ragione l'introduzione di corsi di cinema all'interno delle scuole medie e superiori italiane, pena trovarci a fronte di una generazione composta da “consumatori passivi del linguaggio delle immagini e non già fruitori criticamente consapevoli”.
Un'urgenza reale e sentita, dimostrata dal moltiplicarsi delle facoltà di scienze delle comunicazioni. A ciò si lega la richiesta che gli insegnanti che mostrano interesse e competenze, maturate volontariamente, vengano favoriti nel partecipare all'evento cinematografico italiano, la Mostra del Cinema di Venezia.
Solo qui si possono vedere film che una cattiva distribuzione, la nostra è la peggiore di tutta Europa, ignora senza appello. Vie tortuose costringono i docenti che vogliono proporre alle classi un film egiziano o argentino, ma anche italiano o europeo, a trovare il modo per recuperarlo.
Ma intanto devono vederlo. La 58° edizione di Venezia ha proposto ad esempio ben nove film portoghesi, dal documentario di Oliveria sulla città di Porto allo storico, accurato e ben recitato Chi sei tu? di Botelho, dedicato alla crisi della nazione sul finire del cinquecento. Preoccupazioni e difficoltà ci sono state raccontate dalle pellicole sudamericane, il disagio per una modernità fatta dì luci, soldi ed esclusione sociale è emerso con forza negli argentini Sabato e Vagone fumatori, cosi come nel cileno La febbre dei loco. Molte scuole sarebbero poi senza dubbio interessate alle due pellicole arabe, Mille e una voce, le musiche dell'Islam di Ben Mahmoud e alla divertente commedia Silenzio ... si gira del grande egiziano Chahìne, che ci restituiscono con semplicità la profondità di una cultura aperta e tollerante, spesso dipinta a tinte fosche proprio per mancanza di conoscenza. Pochi giorni a settembre sono bastati per cancellare dalle sale italiane Anche tua mamma, un viaggio tra musica, colori e nuvole messicane, prova di particolare intensità emotiva, allegro ma capace di toccare in profondità con un ritmo che lo porterà al pubblico statunitense, grazie ad una case distributrice, ma destinato a rimanere ignoto ai più nella penisola. Cinema e impegno si coniugano in Paul, Mick e glí altri di Loach, drammatico ma senza sbavature, così come non dicendo e non raccontando, con la forza di una tensione che cresce grazie a quanto si intuisce, Bechis ci regala con Figli uno svelare toccante e senza cadute sul dramma del fascismo argentino che strappava alle democratiche partorienti i figli prima di ucciderli. Ma questi ragazzi oggi hanno vent'anni e si interrogano. E’ padre chi cresce o chi concepisce? Certamente non chi mente. Una tensione sempre autentica per una storia vera.
Ci auguriamo che almeno questo film possa essere apprezzato da studenti e insegnanti quando uscirà la primavera prossima. Proposte quindi in attesa di passi concreti, non certo quelli prospettati alla scuola dalla Finanziaria.