Aumentano i Licei, aumenta la selezione di classe

di Luigi Saragnese Responsabile Scuola Federazione di Torino del Prc

Pronto il decreto sulla secondaria superiore
Aumentano i Licei, aumenta la selezione di classe 

Dopo la conversione in Legge del Decreto Legge n°266/’04, meglio noto come “mille proroghe”, con il quale il Senato ha prorogato di sei mesi il termine per l’emanazione dei decreti legislativi attuativi della “riforma” Moratti; ci si aspettava che il Ministero si prendesse ulteriore tempo per l’emanazione del decreto attuativo per le superiori. Invece, venerdì scorso il Sole 24 ore ha reso noto le linee generali dello schema di decreto per la scuola secondaria. Prima di affrontare i contenuti del progetto, ci pare necessario notare come il MIUR continui nel pessimo metodo seguito in tutti questi anni: completa segretezza sul lavoro, sui contenuti e sugli stessi nomi dei componenti delle commissioni di “esperti” incaricati di lavorare al testo della riforma e dei programmi. Così, anche in questa occasione, mentre si rinvia a gennaio il confronto con il mondo della scuola e dell’Università, con le organizzazioni sindacali, si fanno uscire le anticipazioni sul giornale della Confindustria. Vediamo, comunque, nel merito come dovrebbe essere la nuova scuola superiore. 

I LICEI: GLI INDIRIZZI 

Dall’anno scolastico 2006/2007, sarebbero venti i licei previsti: agli otto i principali (classico, scientifico, linguistico, scienze umane, artistico, musicale e coreutico, economico e tecnologico) si affiancherebbero, a partire dal secondo biennio, sette indirizzi per il liceo tecnologico (meccanico, elettrico ed elettronico, informatico e della comunicazione, chimico e biochimico, sistema moda, agrario, costruzioni e territorio); tre per l’artistico (arti figurative; architettura, design e ambiente; audiovisivo, multimediale e scenografia); due per l’economico (economico-aziendale e economico-istituzionale)  

GLI INSEGNAMENTI 

Mentre non si prevedono modifiche sostanziali per le materie attualmente insegnate per i licei classici e scientifici, le maggiori novità sarebbero riservato pei i licei tecnologico ed economico nei quali verrebbero introdotte lo studio della filosofia e la seconda lingua comunitaria unitamente a “conoscenza del mondo classico” con l’obiettivo di portare gli allievi a leggere testi classici in latino con traduzione a fronte. 

GLI ORARI 

Anche per gli orari di insegnamento, mentre non ci sarebbero modifiche di rilievo agli attuali quadri orari dei licei classici e scientifici, le novità sostanziali riguarderebbero il liceo tecnologico il cui orario si attesterebbe su 30 ore più tre opzionali (in realtà facoltative) a fronte delle 36 ore attuali, di cui 8 di laboratorio. Dunque una drastica riduzione, ancora più pesante se riferita alle materie tecniche. 

GLI ISTITUTI PROFESSIONALI 

Per gli istituti professionali statali, lo schema di decreto prevede la regionalizzazione. Dunque oltre mezzo milione di studenti (il 21,7% dei frequentanti le scuole superiori) e circa 50.000 docenti di ruolo passerebbero, in virtù del titolo V della Costituzione, alla gestione delle regioni che, finora, si sono distinte per non aver mosso un dito. 

L’impressione che si ricava da una prima sommaria lettura della bozza di decreto è che esso sia il risultato del tentativo di mediare diverse e, almeno in parte, divergenti opzioni presenti nella stessa maggioranza: da una parte, l’ipotesi di fondo di Bertagna: creazione di un canale liceale ristretto (solo otto indirizzi, senza ulteriori in sub indirizzi) fortemente caratterizzato dalle discipline umanistiche presenti in modo trasversale il tutti e gli otto licei, e formazione di un canale della istruzione e formazione professionale regionale assai ampio, tale da contenere l’intero ventaglio di specializzazioni degli attuali istituti tecnici e professionali; dall’altra la posizione della Confindustria (ma anche dell’UDC e AN) che contestava la scelta morattiana e chiedeva a gran voce di non disperdere il patrimonio culturale dell’istruzione tecnica e il mantenimento della stessa nel settore gestito dallo Stato. La soluzione oggi avanzata nello schema di decreto pare non accontenti nessuno: non piace a Bertagna che parla di “liquidazione dell’istruzione e formazione professionale in poche battute”, non piace alla Confindustria che vi vede un impoverimento della cultura tecnica, non piace ai sindacati che per bocca di Panini, segretario della FLC CGIL, giudicano “sbagliata la scelta” perchè si impoverisce in un colpo solo sia il sistema dei licei che quello dei professionali. In effetti, le scelte operate dalla bozza prefigurano un marcato abbandono dell’istruzione professionale, sempre più caratterizzata da finalità di addestramento più che di istruzione, per i settori più poveri e dequalificati del mercato del lavoro, ma anche forte impoverimento della cultura e dell’esperienza tecnica: non a caso non c’è più traccia nel quadro orario del Liceo tecnologico delle otto ore di insegnamenti tecnico pratici e di laboratorio. Non è solo questione di quale sorte spetterà ai docenti attualmente impegnati nell’insegnamento di queste discipline, cosa già questa di enorme portata perché mette in discussione decine di migliaia di posti di lavoro, il problema che si pone è che il piano degli insegnamenti manifesta la rinuncia a cambiare il modo di insegnare le stesse materie scientifiche, assieme alla forte riduzione degli orari di insegnamento delle materie tecniche. Ancora: a fronte di una contrazione complessiva dei quadri orari (30 ore di media), come già avvenuto per la scuola elementare e media con la cancellazione del tempo pieno e prolungato, si assiste all’ulteriore sventagliamento del numero delle materie: nel liceo tecnologico ad esempio si va dalle 14 materie del primo biennio alle 17 del triennio con un effetto di frantumazione dei saperi, invece di una loro ricomposizione. 

A Gennaio il Ministero annuncerà l’avvio della consultazione delle “parti sociali”. Facciamola anche noi, ma non nel chiuso degli uffici di viale Trastevere. Promuoviamo per Gennaio una grande campagna di assemblee di discussione degli insegnanti, degli studenti e dei genitori contro la riforma Moratti, contro la regionalizzazione degli istituti professionali statali, per l’elevamento dell’obbligo a 18 anni. Si tratta di rilanciare un’idea di scuola inclusiva, di tutti, la scuola della Costituzione, attraverso la creazione di un biennio unitario della scuola secondaria, che completi la formazione della scuola media e sia fondato sull’unità del sapere. Solo così potremo cercare di contrastare in modo efficace il modello di scuola delineato nella bozza di decreto, un modello fondato sulla separazione precoce dei percorsi scolastici, presupposto della divisione e della discriminazione di classe.