Agli alunni disabili assicurata la libertà di non apprendere

Per l'istituzione di una classe di concorso apposita per il sostegno

 

di Nino Donato

 

Strana vicissitudine quella dell'insegnante specializzato sul sostegno perché, istituito con la legge 517/77 per assumere il ruolo di "facilitatone di apprendimento" nei confronti del disabile, con la legge 104/92 gli si assegna le stesse funzioni ma con la richiesta di sostegno alla intera classe di appartenenza dell'alunno.  Infìne è assegnato in organico ogni 138 alunni della provincia di appartenenza e considerato risorsa professionale spendibile (il più delle volte nelle supplenze dei colleghi assenti: sic!).  Nello stesso tempo rimane vincolato al rapporto col disabile, del quale è referente primario.  C'è sicuramente una continuità in questo percorso dell'ultimo quarto del secolo passato, durante il quale la staffetta dei legislatori, pur essendo politicamente eterogenea, è riuscita a mascherare sempre impeccabilmente la subdola strategia delle riforme gattopardesche a costo zero, dimenticandosi, guarda caso, di istituire la classe di concorso dei docenti specializzati, senza per questo suscitare mai la rabbia della categoria.  Evidentemente l'antico detto latino "divide et impera' dimostra ancora la sua efficacia.  In sostanza, gli studi sulla riabilitazione affettivo­relazionale ci indicano interventi mirati mediante l'eterogeneità dei gruppi il 'tutoring, l'inserimento nel gruppo classe, le esercitazioni a classi aperte e quant'altro possa integrare socialmente il disabile.  Ma allora viene da chiedersi: come è possibile progettare ed attuare un piano educativo personalizzato per due, tre o quattro alunni disabili e contemporaneamente essere a disposizione di 138 alunni?  La flessibilità come strumento e l'efficacia come obiettivo possono produrre qualità ed efficacia solo se elementi realizzabili di un progetto serio che prevede un cospicuo investimento di risorse umane ed economiche.  Questo lo sanno bene le aziende.  Pertanto, anche qualora la scuola diventasse un'azienda (come si vuole da più parti) questi signori dimostrano in modo inequivocabile non solo di non saper dare risposte giuste alle istanze sempre più pressanti del mondo della scuola, ma anche di porsi domande sbagliate, facendosi garanti grotteschi di una paradossale libertà: quella del non apprendimento.