di Davide Rossi
Vento di terra di Vincenzo Marra La prepotente forza espressiva, comunicativa, degli sguardi e dei silenzi. La difficoltà della vita per milioni di italiani che vivono nelle periferie, di Roma, di Milano, di Napoli, un'umanità, una parte di italiani, che rappresenta nel suo insieme ben più dei cinque milioni di uruguayani, come ricorda il regista Vincenzo Marra, tutte riassunte nei volti di una famiglia di Secondigliano.
Il resto di niente
di Antonietta De Lillo
La mostra d'arte cinematografica di Venezia ci regala con Il resto di niente una pellicola assolutamente partenopea e di grande intensità, realizzata della regista Antonietta De Lillo, già apprezzata per Promessi sposi, straordinaria storia intima non manzoniana, e Non è giusto, solare film dalla parte dei ragazzi.
Leone de l'AltrascuolA
La dura asprezza delle scelte dopo la scomparsa del padre, la fabbrica per la figlia, piccoli lavori di sartoria in casa per la madre e l'alternativa tra criminalità e forze dell'ordine per il figlio.
In Ventodi terra ogni immagine è carica di domande, si porta il pesante fardello di un'ipocrita società dei consumi. Toglie il fiato osservare l'assurda e violenta bestialità autoritaria dell'addestramento militare, lascia sgomenti vedere ragazzi che scelgono la divisa solo per garantirsi il pane.
Straordinario Marra nel restituirci la precarietà della vita contemporanea e al contempo il dramma ammutolito degli esclusi da una società che zittisce.
Il giovane Vincenzo Pacilli, protagonista del film, raccoglie in silenzio le ferite infertegli dalla società, ma nulla potrà quando, di ritorno dal Kossovo, il male lo divorerà a causa dell'uranio impoverito utilizzato dalle forze NATO nella guerra. Cinema e denuncia sociale si accompagnano al livello più alto, per le indubbie capacità registiche di cogliere con profondità l'essenza umana e calarsi nel mondo che ci circonda senza forzature, ma con il semplice e autentico coraggio di chi osserva sulla soglia del baratro senza tesi preconfezionate o precostituite, uno sguardo che scava intorno a noi, in una realtà che, pur celataci dal turbinio della pseudoinformazione, esiste e ci circonda, meritando di essere raccontata.
Questa volta lo scenario è la Napoli dell'anno 1799, nei sei mesi della Repubblica che ha visto tanti italiani accorrere e morire per la libertà, Cirillo, Russo, Pagano, Cuoco.
Determinante contributo a quell'esperienza viene da Eleonora Pimentel Fonseca, portoghese e nobile di nascita, ma innamorata della libertà. Lei - donna - dirigerà il "Monitore" quotidiano di quei giorni, foglio che non rinuncia a denunciare le violenze e le prepotenze dei borbonici, sua la scelta di coinvolgere i burattinai e gli attori di strada per spiegare ad un popolo secolarmente analfabeta le ragioni della rivoluzione.
La sensibilità e il coraggio, la passione per un mondo che potesse riscattare gli oppressi senza rinunciare all'uguaglianza e alla libertà, lo sguardo e l'umanità di Eleonora, la sua vita tormentata, ci guidano in quei giorni e tra quegli avvenimenti, con la superlativa interpretazione di Maria De Medeiros. Il patibolo soffocherà uno dei più luminosi ingegni femminili del '700. Il resto di niente, ricercato, attento e accurato film in costume, meriterebbe d'esser visto da studenti e insegnanti, per le emozioni e lo spessore di una storia che ci restituiscono un secolo - quello dei lumi - ben meglio di ridicoli programmi di facile consumo televisivo.